E tu li rammendi i calzini?

E tu li rammendi i calzini?

Qualche tempo fa ho ritrovato degli asciugamani di lino, di quello bianchi e spessi, della nonna. Sembravano tutti perfetti e invece molti erano rammendati, ma con una mano talmente attenta e precisa da far diventare il filo nuovo parte della trama. 

Ora che sono Russia da mia suocera, l’ho vista impedire a mio marito di buttare alcune t-shirt perché il cotone era di ottima qualità e lei, che è molto abile nel cucire, l’avrebbe utilizzato dandogli una nuova vita.

Nell’era del fast fashion questi gesti sono dimenticati, possiamo vederli come romantici o superflui, per non dire inutili. Non dico cucire qualcosa di nuovo, ma a quante di voi è capitato negli ultimi anni di rammendare qualcosa, un calzino? Sicuramente il correttore automatico di google pensa che sia una pratica desueta visto che continua a segnalarmelo con quell’orrenda riga rossa - “forse intendi rammentare” mi dice.

L’industria della moda veloce è fondata su due pilastri: l’acquisto ricorrente e l’acquisto d’impulso. Il suo obiettivo è realizzare in modo rapido un prodotto economicamente efficiente per rispondere ai gusti dei consumatori in continua evoluzione e lanciare nuove tendenze, quasi in tempo reale. A far muovere questa macchina, spingendo l'acceleratore dell’acquisto impulsivo, è il marketing che, stimolando costantemente il desiderio di acquisto, ha portato a raddoppiare negli ultimi 30 anni la quota di abiti pro-capite, cioè da 5,9 kg a 13 kg. Ogni anno nel mondo sono prodotti 100 miliardi di capi di abbigliamento, con un consumo al 2020 di 62 milioni l’anno.

Per avere un’idea più chiara ecco qualche numero riguardo all’inquinamento da fast fashion:

  • Causa il 20% dello spreco globale di acqua
  • Provoca il 10% di emissioni di anidride carbonica
  • Responsabile per il 24% dell’uso di insetticidi
  • Colpevole per l’11% dell’uso di pesticidi
  • L’85% dei vestiti finisce in discarica
  • Solo l’1% dei capi viene riciclato o rigenerato
  • Dal 2000 il consumatore medio acquista il 60% in più
  • Il settore vale 2,5 migliaia di miliardi di dollari a livello globale

E’ chiaro che per un problema di questa portata, rammendare un calzino è come il colibrì che cerca di spegnere un incendio con l’acqua portata nel suo becco, ma è anche vero che da qualche parte bisogna pur cominciare. Un’altra soluzione per fare un passo nella direzione giusta è scegliere aziende che abbiamo fatto dell’economia sostenibile il loro obiettivo. Una su tutte è Rifo’, che riprendendo la vecchia arte dei “cenciaioli” pratesti, ha sviluppato un modello di moda circolare.

Da noi potrai sia trovare i loro prodotti che portare i tuoi capi per farli riciclare. Ti aspettiamo!